Bhiksha Consoling

Impara anche tu a usare la tua voce

Oggi saper comunicare nel modo giusto diventa ancor più di fondamentale importanza a causa dell’esser “costretti” a farlo anche nel regno della virtualità, poiché, viviamo in un’era di equilibri instabili, dove una parola sbagliata o fraintesa, può creare lo stesso disastro di un atto improvviso e sconsiderato.

Per verificare quale è la voce migliore, bisogna fare un bel sbadiglio e pronunciare “questa è la mia voce migliore”, se la proviamo alla mattina appena svegli. . . se invece la proviamo alla sera prima di andare a letto. . . è un pochino più dura.

Una cosa importante per avere una bella Voce: bisogna saper respirare, senza andare in apnea. Bisogna imparare a prendere il respiro profondo. Uno degli esercizi che fanno fare per avere un buon uso della Voce (che fanno fare anche ai cantanti), è quello di respirare dal basso ventre.
Ecco 2 modi che ci permettono questo tipo di respirazione:

Seduti su una sedia con i piedi a terra ci abbassiamo fino ad avere il basso ventre contro le nostre cosce. Respirando con il naso sentiremo la pancia muoversi. Quindi il respiro parte dalla pancia.

In piedi o sdraiati sul letto, ci abbracciamo incrociando le braccia. La mano sinistra sulla spalla destra e la mano destra sulla spalla sinistra e stringiamo i polmoni. Respirando con il naso la pancia si muove.

Con questo sistema ci educhiamo a respirare. La voce non è una cosa che spesso teniamo in considerazione perché non ci hanno educato a considerarla. Ci hanno educato a guardarci allo specchio per sistemarci il vestito, al bell’aspetto.

Quindi non c’è un grande interesse a proporci qualche cosa che migliori la nostra voce. Noi tutti i giorni ci guardiamo allo specchio anche più di una volta. E quindi bene o male ci vediamo e ci piacciamo a seconda dei momenti, ma se dovessimo, per puro caso, prendere un registratore e registrare la nostra voce e di ascoltarci, non ci piacciamo. Perché?

Perché non ci ascoltiamo mai, non ci riconosciamo. . . “ma no non è la mia voce!”
Ma se lo facciamo tutti i giorni, piano piano prendiamo familiarità.

La voce può fare miracoli, ha un ruolo importantissimo. A secondo di come la usiamo possiamo dare e creare diversi effetti alle persone che ci ascoltano. E noi, in questo caso, possiamo imparare a impostare la nostra voce in base alla situazione o alla giornata in cui ci troviamo. Non dobbiamo fingere, ma vivere il ruolo in cui ci troviamo, ad essere quella cosa.

Ma abbiamo mai pensato che anche la nostra voce contribuisce al modo in cui veniamo percepiti? Abbiamo mai pensato che badiamo molto al corpo e poco alla mente, ma trascuriamo quasi completamente di curare l’aspetto della nostra voce?

Non si tratta di migliorarne la qualità e il modo di esprimersi per diventare falsi. Si tratta invece di imparare ad amare i suoni che emettiamo con le nostre corde vocali al punto tale da voler confermare i pensieri che vogliamo esprimere.

Ogni emozione ha una tonalità di voce, il proprio volume. E’ impossibile risvegliare sentimenti nemmeno a noi stessi usando sempre lo stesso tipo di voce ma variare per ogni occasione. Ci riesce facile modificarla con le persone che conosciamo, ma facilmente perdiamo la spontaneità con gli sconosciuti. Per questo motivo è necessario addestrarsi.

La voce raggiunge l’inconscio di chi ascolta. Quante storie vi sono state raccontate da piccoli che ancora oggi vi posso influenzare? C’è chi ha paura del buio, solo perché da piccolo è stato turbato da qualche strano appunto. L’inconscio non ha le nostre stesse logiche, così come attraverso la voce si possono rimuovere vecchi ricordi negativi.

Altrettanto possiamo risvegliare le nostre bellezze nascoste. Non può essere vero solo il contrario. Una medaglia ha sempre due facce. Per questi motivi gli antichi pellerossa sostenevano che le storie hanno potere di guarigione e conoscevano la forza di suggestione positiva. Si pensa che è solo immaginazione ma è vero, si può negare il potere dell’immaginazione? Certamente no, e la voce ha una grande e straordinaria facoltà di mettere in moto oceani immaginativi che possono diventare un vero balsamo per l’anima di chi ci ascolta.

L’inconscio non ha le nostre stesse logiche, ancora oggi ci sono delle paure che noi viviamo solo per delle cose che ci sono state dette quando eravamo piccoli. 

Noi attraverso la voce possiamo aiutare le persone a eliminare il solco creato dai vecchi ricordi, delle vecchie storie a carattere negativo, inserire degli automatismi nuovi grazie a delle conduzioni a carattere suggestivo-immaginativo quindi positivo.

Se usiamo la nostra immaginazione, in senso positivo possiamo ottenere risultati positivi così come quando in senso negativo utilizziamo l’immaginazione nel modo sbagliato e distruttivo. Se al bambino dici “non andare lì dentro, c’è buio e c’è il babau” non ci entra perché ha paura. Solo grazie alla sua immaginazione suscitata da quello che gli abbiamo detto e da come glielo abbiamo detto. Allo stesso modo quindi possiamo aiutare le persone con dei racconti, impareremo anche qui a crearci da soli delle voci guida.

Basta però entrare in noi stessi per far si che tutto il bello venga fuori.

Erroneamente, si crede che occorre avere una bella voce, per avere successo. Niente di più falso, il segreto sta’ nel saperla usare, di percepire quello che si ha dentro e tramutarlo in suoni vocali. Ci sono persone che hanno una bella voce ma non sanno usarla, risultando magari noiosi o arroganti. Una voce non bella che sappia però viaggiare in sintonia con le emozioni e i sentimenti è tutto quello che serve davvero.

Il famoso Sandro Ciotti aveva una voce spaventosa, ma era affascinantissima, e lo pagavano bene. Quindi non è il problema di una voce più o meno bella. Il problema sta’ nel saper dare sensazioni: saper risvegliare sentimenti ed emozioni.

È stato riscontrato che veniamo giudicati anche da persone che non ci conoscono, quando siamo al telefono, a seconda del nostro modo di usare la voce. Sono in molti a sostenere, che perfino il feto materno, subisca l’influsso della voce ancora in grembo. È risaputo che ciò che diciamo risulta più o meno credibile a seconda del modo che lo diciamo.

Sono due gli ingredienti necessari: pulizia e limpidezza nell’esposizione, autenticità e sincerità comunicativa.

Se si trascurano queste cose, come si può comunicare questo alle persone che verranno da noi a farsi aiutare?

Una cattiva digestione infiamma le corde vocali. Una scarsa alimentazione diminuisce tono e bellezza della voce. Un uso esagerato di testosterone riduce la forza delle corde vocali. Cibi troppo speziati danneggiano le corde vocali. Parlando troppo o troppo poco si riducono le qualità della limpidezza vocale.

I nostri umori possono modificare la voce: quando si è arrabbiati si urla. . . Quindi perché non può essere vero il contrario? Se io mi sforzo di modificare la mia voce, posso modificare meccanicamente anche le endorfine del buon umore. La mente va elasticizzata e deve seguire i nostri ordini e non il contrario, perché se ci capita qualche cosa di negativo noi ci buttiamo giù. Il corpo e la voce diventano identici all’evento negativo che ci è accaduto.

Non è tanto importante il messaggio che parte, bensì quello che arriva

Ad ogni persona il suo linguaggio

1 – Tamasico (inerte, pigro) da rinvigorire

2 – Rajasico (iperattivo) da rallentare

3 – Sattwico (costante, semplice) da preservare

Ognuno di noi ha delle caratteristiche nella vita. Possiamo avere una caratteristica lavorativa e una caratteristica diversa nella vita comunicativa. A noi oggi serve la parte comunicativa. Le tre caratteristiche che hanno evidenziato in oriente sono: Tamas, Rajas, Sattwa.

Tamas: la forza d’inerzia, pigrizia, la notte, il sonno, il dormire, che sono caratteristiche positive che fanno parte della nostra natura;

Rajas: iperattività, l’azione al mattino quando si sveglia tutto, cantano gli uccellini, si sente rumore in strada, la gente va a lavorare quindi c’è l’attività.

Sattwa: costante, semplice e spontaneo, da conservare e preservare a tutti i costi.

Noi dobbiamo vedere il nostro linguaggio com’è in prevalenza: è di tipo Tamasico, un po’ pigro svogliato, un po’ così, che mangia le parole, parla lento quindi si deve rinvigorire; è Rajasico, iperattivo, non ti lascia parlare, questo è da rallentare; è Sattwico è costante semplice spontaneo, questo è da preservare. Rimane sempre il fatto che noi dobbiamo sempre imparare ad utilizzare tutto per via della capacità di acquisire dell’immedesimazione e dell’identificazione.

Il segreto delle risoluzioni dei problemi, spesso, sono le domande! Attraverso le domande giuste si hanno le risposte giuste. Se cambio la domanda quali sentimenti negativi ho generato dicendo ciò che ho detto? E’ diverso. Quindi impariamo a generare le domande giuste.

Parliamo sempre di meno, non siamo quasi più abituati a comunicare guardandoci negli occhi. Non si cantano più serenate tra innamorati, ci siamo ridotti a comunicare perfino l’amore per mezzo degli sms, delle E-mail, delle chat. Usiamo le dita anziché la voce, eppure ciò che ci da più emozione sono situazioni cinematografiche, teatrali, spettacolari, radio sportive dove c’è danza, movimento, suono, canti, urla di rabbia, pianto, sorriso o solo l’entusiasmo.

Perdendo l’abitudine di parlare e isolandoci dietro ad un computer diventiamo sempre più incapaci a comunicare verbalmente con il sesso opposto, con gruppi di persone, persone con una certa autorità, sconosciuti. Tutto ciò può diventare un grande problema, perché disabituarsi alla parola, predispone alla debolezza comunicativa e alla timidezza.

Dietro gli sms ci difendiamo, non abbiamo il coraggio di dire una cosa guardando la persona negli occhi. Pian piano ci accadrà come ci sta’ accadendo per la matematica, con la calcolatrice e la calligrafia, con la tastiera del computer. Stiamo perdendo qualche cosa di importante.

L’utilizzo corretto della voce

Voce cordiale per parlare di amicizia, Voce sincera per parlare di fiducia, Voce autorevole per parlare di dati scientifici sociali e politici, Voce passionale per parlare d’amore.

Il pensiero di uno studente “se esporrò la lezione con entusiasmo il professore mi valuterà bene perché penserà che la lezione mi è piaciuta e che ho studiato”. Meglio sapere due cosettine in meno ma esporre tutto con passione, piuttosto che sapere di più ma esporla sbadigliando.

La passione vuol dire moltissimo. Quando si fa una cosa con passione gli altri vi crederanno di più perché ci reputano convincenti. Se si fa una cosa che annoia, dall’altra parte sarà recepita in modo tale da non piacere. È come andare a scuola: se il professore che espone le cose con noia, lo studente non imparerà di sicuro. Se non avrà delle attitudini personali, dovrà essere avvicinato, ha bisogno di qualche persona che crei passione.

Se si vuole possedere una qualità bisogna agire come se già si possiede. Ci sono donne belle che non si piacciono e per tale motivo non vengono mai notate. Ci sono donne brutte, convinte di piacere che aumentano la propria carica femminile e si fanno notare molto di più delle rivali più belle.

Dobbiamo quindi essere convinti e convincenti!

Sciogliere il trauma

Se si ha paura di parlare è certamente dovuto al fatto, che si è stati traumatizzati, in una o più occasioni, da piccoli. Più rimproveri avete ricevuto e molto più probabilmente è grande il timore di esprimersi. Per potersi sbloccare bisogna esercitarsi, ogni tanto, a parlare per qualche minuto senza fermarsi a ruota libera, senza logica, senza senso compiuto, in totale libertà. Se si fa questa prova ci si accorge che se si fa da soli si riesce ma davanti ad un pubblico, qualcuno avrà paura di essere mal giudicato.

Gli elementi essenziali: volume, tono, tempo, pause, espressione visiva adatta, come sorriso, dolcezza, fermezza, sicurezza, ecc…

Dobbiamo considerare tutti questi fattori quando parliamo. Parlare a volume alto non significa urlare.
É importante imparare a non usare sempre lo stesso volume e lo stesso tono, ma a seconda delle situazioni.
Non si devono usare sempre pause tronche, sono sgradevoli, sembrano molto meccaniche. Quindi è importante, che se si vuole fare una pausa, deve essere allungata un pochino la vocale finale.

Le donne piacciono per il loro tono acuto e gli uomini piacciono di più con il tono profondo. Questo deriva da un fattore biologico di sopravvivenza. La donna con tono più acuto può avere più figli di una donna con il tono grave e viceversa un uomo con un tono più profondo può essere più prolifero di un uomo con il tono acuto.

La pausa dolce genera simpatia e quella autoritaria genera antipatia.
Bisogna capire quello che genera l’uno e quello che genera l’altro.

Molti hanno questo difetto, quando parlano stringono i denti. Aprire bene la bocca perché ha una sua espressività, bisogna allenarsi ad avere una elasticità anche per la bocca stessa. É una parte importante, notevole, pensate agli strumenti musicali, se prendiamo uno strumento musicale, ad esempio il flauto e lo stringiamo troppo, cosa uscirà? Un sibilo. La bocca non deve essere una bocca e basta, deve essere uno strumento musicale. Passate questa informazione al vostro cuore e alla vostra mente. Quindi uno strumento musicale come può essere un saxofono, un pianoforte, un flauto, ha diverse aperture. E a seconda di come si apre e a seconda di come si chiude, generano diversi suoni. Quindi l’utilizzo della bocca è molto importante, niente a denti stretti.

Se si vuole eliminare una causa, che provoca problemi ad una persona che ci chiede aiuto, non bisogna sindacare se è una cosa giusta o sbagliata. La cosa che è giusta un momento è sbagliata in un altro momento. Quindi, noi, se vogliamo aiutare qualcuno, togliamoci dal nostro io, aiutiamo le persone ad essere consapevoli e fare una scelta che vogliono loro, non la scelta che vogliamo noi. Andiamo solo a cercare di aiutare le persone a essere consapevoli. Perché noi non siamo dei giudici.

Questo è importante perché una volta che io sono consapevole, arrivo da solo alle cose.

Quindi aiutare tutti a essere semplicemente consapevoli.