Tumore al polmone
Il tumore al polmone è la seconda neoplasia più comune nella popolazione maschile. Per il trattamento chirurgico, la diagnosi precoce è fondamentale, ma anche in stadi più avanzati la chirurgia può essere un’opzione utile.

La chirurgia per tumori al polmone in stadio iniziale o localmente avanzato
Un tumore del polmone diagnosticato in stadio iniziale ha generalmente una dimensione inferiore ai 3 centimetri ed è confinato all’interno del polmone, senza infiltrazione delle strutture circostanti o metastasi a distanza. In questo caso, l’intervento chirurgico prevede di solito l’asportazione di un lobo polmonare, cioè una parte anatomica del polmone, insieme ai linfonodi circostanti. Questo trattamento offre un’elevata percentuale di guarigione, che può arrivare all’80-90%.

Tuttavia, la diagnosi di neoplasia polmonare avviene frequentemente in stadi più avanzati, nei quali il tumore è localmente avanzato. In questi casi, la chirurgia può comunque avere intenti curativi. Si definisce tumore polmonare localmente avanzato quando c’è un’infiltrazione diretta delle strutture circostanti (come la via aerea, la trachea, i grossi vasi polmonari, la parete toracica o il diaframma), oppure una diffusione locoregionale per via linfatica a linfonodi vicini al tumore, come i linfonodi ilari o mediastinici.
In questi casi, il paziente è trattato da una squadra multidisciplinare composta da oncologi, radioterapisti, radiologi, anatomopatologi e chirurghi. Gli specialisti determinano il percorso terapeutico più adatto, che può comprendere un trattamento preoperatorio seguito da un intervento chirurgico e successivamente un trattamento post-operatorio, oppure un intervento chirurgico seguito da trattamenti post-operatori.

Le innovazioni della chirurgia del polmone
Oggi la chirurgia del polmone può avvalersi di tecnologie avanzate per la chirurgia mininvasiva, come strumenti robotici, ottiche 3D, 4K e staplers robotiche. Questi dispositivi consentono di eseguire interventi con incisioni molto piccole, evitando l’approccio chirurgico tradizionale, che comporta un’incisione significativa. Inoltre, la quantità di polmone da resecare si è ridotta, ottenendo gli stessi risultati dal punto di vista oncologico.

Questi approcci innovativi offrono numerosi vantaggi nella fase post-operatoria e permettono un recupero più rapido. L’intervento tradizionale per via open era infatti associato a un forte dolore post-operatorio e a un rischio maggiore di complicanze. Al contrario, gli interventi mininvasivi riducono le complicanze e favoriscono una ripresa più rapida, consentendo ai pazienti di tornare alle normali attività quotidiane in tempi brevi. Se sono necessari trattamenti post-operatori, questi possono essere iniziati con maggiore facilità.
Quali pazienti possono essere sottoposti a chirurgia mininvasiva?
La chirurgia mininvasiva è indicata per pazienti con determinate caratteristiche cliniche. L’accesso mininvasivo è generalmente riservato a tumori in stadio iniziale, caratterizzati da un nodulo inferiore ai 3 centimetri, localizzato e senza coinvolgimento delle strutture circostanti. Quando il tumore ha un nodulo inferiore ai 2 centimetri, l’intervento standard è la segmentectomia, che consiste nell’asportazione di una parte limitata del polmone, circa un decimo, insieme ai linfonodi circostanti.

Per le neoplasie localmente avanzate, con coinvolgimento delle strutture aeree, vascolari o linfonodali, questo tipo di intervento non è possibile né indicato. Tuttavia, in centri altamente specializzati, è possibile eseguire interventi di ricostruzione della via aerea e vascolare, al fine di ridurre al minimo la resezione del polmone.

Oggi, grazie alla diffusione dello screening con TAC a bassa dose di radiazioni, che consente di individuare i tumori in stadi molto precoci, la maggior parte dei pazienti per i quali è indicato il trattamento chirurgico può beneficiare della chirurgia mininvasiva.


