Taiji Quan
Una dimostrazione di Taiji Quan è un po’ un controsenso perché è soprattutto un lavoro interiore caratterizzato da movimenti continui, lenti, controllati. Ciò che si vede da fuori ha un’importanza relativa, è come trovarsi davanti ad una antica architettura come un acquedotto o una rete di canali per l’irrigazione, la bellezza sta nella funzione a cui è dedicato il manufatto che è il risultato di studio, esperienza, osservazione

Allo stesso modo, il Taiji Quan è un patrimonio che abbiamo ereditato da grandi maestri, filosofi e studiosi. Va confrontato con le nostre conoscenze e valorizzato
Bisogna studiare con pazienza l’allineamento del corpo, lo spostamento del peso lasciando fluire l’energia insieme al respiro con la mente libera e attenta per raggiungere stabilità, equilibrio e sicurezza per esprimere al meglio l’intenzione.
E’ conoscenza di sé per poter capire l’altro perché, comunque, è un combattimento che per essere efficace va condotto anziché con durezza con morbidezza.
Si usano anche le armi e aumentano le difficoltà, c’è un peso in più da gestire, bisogna considerare questo nuovo elemento come parte del proprio corpo, un’altra articolazione e bisogna, come prima, curare la stabilità, lo spostamento del peso, cercare sicurezza, intenzione, equilibrio.
E’ uno studio che, a lungo andare, conferisce una grande serenità e calma interiore.




Storie e leggende
Nell’antica Cina esistevano già tecniche di combattimento, come in tutto il resto del mondo. Ma nel sesto secolo d.c. , al tempio di Shaolin , arrivò un famoso monaco indiano Bodidarma (in cinese Ta Mo) che introdusse l’abitudine di fare esercizi al mattino presto per ridare vigore ai corpi provati dalle lunghe meditazioni: insieme agli esercizi fisici insegnò anche svariate tecniche di combattimento. A questo fatto si attribuisce la creazione dello Shaolin Quan.
I monaci diventarono molto esperti, anche per potersi difendere dai briganti che infestavano la regione, e praticarono Shaolin Quan fino a guadagnarsi la fama di invincibilità. Molto tempo dopo, verso la metà del 1.200, nacque Chang San Feng il mitico creatore del Taiji Quan. Si racconta che visse fino alla metà del 1.400 ma non è l’unica leggenda che lo riguarda: camminava sulla neve senza lasciare impronte oppure la scioglieva con la forza interiore. Una notte tempestosa sollevò e scaraventò in un crepaccio, un masso di una tonnellata che minacciava di rotolare sul tempio.
Aveva buona memoria e un’acuta intuizione, studiò i classici, diventò ufficiale governativo, ma poi si dimise e cominciò a viaggiare alla ricerca della saggezza: giunse anche al tempio Shaolin dove rimase diversi anni per imparare lo Shaolin quan. L’ultimo posto accertato in qui visse fu il monte Wu Tang. Aveva cinque principali passatempi: – Danzare con la spada al chiaro di luna – Praticare Taiji Quan nelle notti buie – Scalare le montagne nelle notti ventose – Leggere i classici nelle notti di pioggia – Meditare a mezzanotte
Non si sa bene come inventò il Taiji Quan. C’è chi dice in sogno, può darsi che con tutte le conoscenze acquisite, come tanti scienziati, ebbe questa sorta di illuminazione proprio grazie al suo inconscio. Un’altra storia dice che quando viveva sul monte Wu Tang, Chang San Feng, sentì degli uccellini fare un insolito chiasso. Al suolo una gru e un serpente si fronteggiavano, il serpente evitava i colpi diretti della gru con movimenti circolari, sinuosi e continui ma poi contrattaccava con fulminea rapidità. Così gli fu chiaro che morbidezza e flessibilità prevalgono su rigidità e forza. Applicò questi principi alle arti marziali creando così i Taiji Quan

Da allora grandi maestri tramandarono queste conoscenze fino alla famiglia Chen 1.600. I Chen Consideravano il Taiji Quan come un tesoro di famiglia ed era tenuto segreto. Però se ne parlava e arrivò il giorno, ai primi del 1.800, in cui un tipo mingherlino figlio di contadini ed appassionato di arti marziali cercò di diventare allievo dei Chen. Era Yang Lew Shan. Ovviamente venne rifiutato ma lui si fece assumere come servitore e per lungo tempo assistette di nascosto agli allenamenti praticando a sua volta nelle ore libere. Alla fine, fu scoperto dal maestro che però rimase sorperso dalla sua abilità al punto che decise di accettarlo come allievo.
Diventò il migliore guadagnandosi il soprannome di WuTi (senza rivali). Ebbe molti allievi, insegnò anche alla famiglia reale a Pechino. Era continuamente sfidato da altri esperti, vinceva sempre ma non ferì mai gravemente nessuno. Con gli allievi era severo in modo quasi intollerabile, non risparmiava neanche i suoi figli che comunque diventarono a loro volta grandi maestri. Uno di questi Yang Chian fu il padre del grande maestro Yang Chen Fu. Grande perché viaggiò instancabilmente insegnando e diffondendo il Taiji Quan in tutta la Cina e fu lui a definire e regolare la forma Yang oggi praticata in tutto il mondo. Yang Chen Fu mise anche a punto dieci principi che sono il fondamento per una pratica corretta del Taiji Quan ma che, se esaminati attentamente, possono tranquillamente far parte di ogni nostro gesto quotidiano. Cosi possiamo arrivare a dire che si può fare Taiji Quan per tutto il giorno tutti i giorni.


I benefici
Grazie alle forme, ovvero alle sequenze di movimenti che vengono messe in atto durante la pratica, il Tai Chi Chuan permette di sviluppare e controllare l’energia vitale. Con la pratica regolare, ciò che si acquisisce è la capacità di non forzare alcun movimento, e di perfezionare flessibilità, morbidezza nei movimenti e grande forza muscolare. Benessere, resistenza e calma interiore sono, dunque, i vantaggi più evidenti della suprema arte di combattimento, ma non gli unici.
Il Tai Chi ritarda l’invecchiamento, aiuta a mantenere l’equilibrio nel corpo e nella mente, rinforza muscoli e tendini, fornendo flessibilità. E’ usato come coadiuvante per diverse malattie come l’artrite, le malattie cardiache, l’ipertensione, lo stress, la depressione. E’ un eccellente sistema di riequilibrio preventivo per vari tipi di cancro e molti altri disturbi gravi. Un gruppo di oncologi della Università di Rochester, nello stato di New York, ha utilizzato il Tai Chi come supporto psicologico per donne che avevano subito il trattamento standard per il cancro al seno, registrando un miglioramento nella qualità della vita e nell’autostima nettamente superiore al gruppo che aveva ricevuto solo un supporto psicologico.
Uno studio della Brown University School di Boston ha accertato una correlazione positiva tra fibromialgia e un trattamento mente-corpo di Tai Chi. Il risultato dello studio rivela inoltre che anche la durata incide sugli effetti del trattamento: tra i soggetti coinvolti nella pratica del Tai Chi, alcuni hanno seguito un corso di 12 settimane, altri invece, di 24 settimane: ebbene, questi ultimi hanno riscontrato benefici maggiori. Sono tante le ricerche che dimostrano i benefici del tai chi.
Ecco quindi che una pratica come quella del Tai Chi Chuan permette di fronteggiare le normali situazioni di stress che la vita quotidiana sottopone a ciascuno di noi.

